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.: Bruna Miorelli (a cura di), Da
un mondo all'altro. I racconti più belli dal vivaio di una scuola di scrittura
nell'arco degli ultimi dieci anni, La Tartaruga edizioni, 2006, euro 16,50
:.

di
Valeria De Mattei In
effetti, se una critica può esser mossa a questa ben strutturata raccolta
di racconti, essa andrebbe rivolta proprio alla nota introduttiva di G. Turchetta
che, con le sue osservazioni di natura sintattica, retorica, per lo più
meramente accademiche, sciupa un po' quella che è la piacevole sensazione
di aspettativa che solitamente accompagna l'accostarsi ad una nuova lettura. Certo,
i ventotto racconti che costituiscono la raccolta sono come indicato dal sottotitolo
stesso, il prodotto di una scuola di scrittura; ed è logico che in una
scuola di scrittura si impari a scrivere tenendo conto e facendo uso di tutta
una serie di canoni retorico-stilistici e di parametri sintattico-lessicali (comprensivi
pertanto di svariate figure retoriche ed espedienti metrici) che comunemente verrebbero
tralasciati, magari a causa dell'entusiasmo di una creazione artistica più
spontanea o impulsiva. Se da un lato, quindi, è giusto e meritevole che
esistano posti dove si impara a sfruttare appieno le potenzialità espressive
della nostra lingua, d'altro canto l'attenzione a questi aspetti non dovrebbe
andare a soffocare quella che la componente del tutto personale di ogni composizione
narrativa. Gianni Turchetta, invece, sembra proprio dare importanza solo all'aspetto
per così dire 'tecnico' di questi racconti e ne consegue che i suoi giudizi
sono dati quasi esclusivamente in base a parametri che escludono completamente
quello che è l'impatto emotivo di un racconto perché i contenuti,
la storia vera e propria si trova così relegata a mero pretesto per l'impiego
di espedienti retorici. Tanto per fare un esempio, nella prefazione viene
elogiata l'efficacia della scrittura di Teo Lorini e vengono messe in evidenza
le tracce del romanzo di formazione che si troverebbero nel suo racconto: Più
giusto così. Pur non mettendo in dubbio la presenza di entrambi gli
elementi, trovo che sia riduttivo dare un giudizio positivo sul suddetto racconto
esclusivamente su questa base. Infatti, leggendolo, l'impressione che se ne ricava
è solo di profondo squallore; la storia narrata non trasmette di fatto
niente e lascia forte l'impressione di essere, appunto, solamente un esercizio. Allo
stesso modo trovo altrettanto riduttivo che il giudizio, meritatamente positivo,
sul racconto La strategia dell'orchidea di Fabio Caramia sia fondato esclusivamente
su motivazioni di carattere strutturale e stilistico senza una sola parola spesa
sulla poesia della vicenda narrata e sulla delicatezza che traspira dalle pagine. Mettendo
da parte la prefazione, nell'insieme dei racconti si può riscontrare una
ricorrenza di tematiche che possono essere raggruppate fondamentalmente in due
filoni principali: il rapporto con la società e il rapporto di coppia,
entrambi sviluppati in tutte le loro possibili prospettive e, al tempo stesso,
entrambi riconducibili ad una sola tematica essenziale: il problema morale, il
rapporto con la moralità o con la concezione dominante della moralità.
Questa problematica di fondo si riscontra sia nei racconti che trattano argomenti
sociali, come, per citarne solo alcuni, St. Gilles di Giuseppe Goisis o,
a suo modo, L'Uomo Rotante, di Sayf ad-Din (Giuseppe Lotito), sia nei racconti
che si imperniano sul tema amoroso-sessuale, dal delicatissimo Ragazza sul
tetto di Annamaria Sansone, al breve ma bellissimo La Torta di Luisa
Cornoldi (quasi una vera e propria sinestesia realizzata che permette di sentire
attraverso le pagine il profumo di quella torta al centro della narrazione), all'ironico
Martedì con mamma di Alessandro Coscia; e si ritrova anche in quei
racconti che affrontano la tematica sociale (qui intesa nel senso del rapportarsi
con un contesto preesistente di cui si deve in qualche modo far parte) passando
per la strada della famiglia (Plumentarii di Camilla Baresani) o della
religione (Nostra signora degli atei di Silvia Dai Prà) o, ancora,
della malattia e del rapporto con il proprio corpo (si pensi allo struggente Corpo
muto di Silvia Zamagni). La varietà dei toni con cui le differenti
vicende sono narrate, rende questa raccolta estremamente gradevole e la scorrevolezza
è preservata dall'oculata scelta degli accostamenti da parte della curatrice
Bruna Miorelli. Ne risulta un ampio e variegato affresco in cui prendono forma
differenti modi di rapportarsi alla realtà contemporanea e alle nuove problematiche
che essa inevitabilmente porta con sé.
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