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.: Marco Munaro - Gianfranco Maretti Tregiardini,
Il lampo della bocca e altre figurate parole tra poeti italiani del
Novecento,
MUP, Parma 2005, euro 30 :.
di Maurizio Casagrande
"Non-antologia",
come Munaro stesso qualifica il proprio lavoro critico nella Premessa
al volume, è sicuramente la categoria che consente di leggere in
profondità questo prezioso libro nel quale, finalmente e forse
per la prima volta, i poeti davvero "si parlano" contribuendo
a creare, coralmente e magari loro malgrado, quello che ci piace considerare
il poema dell'amicizia che attraversa per intero il Novecento, tanto nel
versante della lingua quanto su quello dei dialetti.
È un libro che viene da lontano quello di Munaro e Maretti: viene
dal Barocco e da Marino, dal Marino della Galeria che si proponeva
quale commento in versi ai quadri della Galleria degli Uffizi (e la valenza
del ritratto è sicuramente presente alle intenzioni degli autori,
anche in quei "lampi" folgoranti e calibratissimi che introducono
ogni singolo poeta). Ma viene pure da vicino, se si considera il poema
dei mari di Munaro (Marco Munaro, Ionio e altri mari, Il Ponte
del Sale, Rovigo 2003), l'antecedente diretto di questa sinfonia dell'amicizia
che manifesta, sin dal titolo, una stretta continuità con Rimbaud
e col suo poema del mare mai compiuto.
La sua genesi, inoltre, è stata gravida di frutti nel senso che
ha portato con sé sia la rassegna dantesca La Bella Scola.
L'Inferno letto dai poeti (AAVV, Il Ponte del Sale, Rovigo 2003-2005,
4 voll.) nella quale erano i poeti contemporanei a misurarsi nella sfida
con l'inferno di Dante, come pure l'omaggio collettivo a Rimbaud (Da
Rimbaud a Rimbaud) da parte di quaranta poeti veneti, volume edito
sempre dal Ponte del Sale di Rovigo nell'anniversario dei 150 anni dalla
nascita del poeta di Charleville e l'intreccio che si viene a stabilire,
anche a livello critico, fra i testi appena citati e questa non-antologia
del Novecento è per davvero strettissimo, al punto che la lettura
dell'uno a prescindere dagli altri comporterebbe il rischio concreto del
fraintendimento della ratio d'insieme, che è la stessa in tutti:
l'amore per la poesia, come per i poeti, nel segno dell'amicizia.
Nelle 450 pagine del volume, frutto di ben otto anni di lavoro appassionato
e infaticabile, gli autori ci consegnano uno spaccato a quattro mani (ma
le mani, in realtà, sono molte di più: quelle di tutti i
poeti antologizzati) inedito e assai stimolante del secolo trascorso in
un ventaglio d'autori che va da Sibilla Aleramo (1876-1960) a Bino Rebellato
(1914-2004), passando attraverso voci a torto sottovalutate quali Vigolo,
Carrieri o Villa. La cifra di fondo del libro, e insieme la sua ambizione
primaria, si possono dunque riconoscere nell'intento, sicuramente riuscito,
di proporre una rassegna sui poeti del secolo scorso attraverso i profili
che ne risultano dai versi dei poeti medesimi e, quando possibile, di
veri e propri ritratti - realizzati sempre e soltanto da poeti - in uno
scambio fecondo fra parola e immagine o parola che si fa immagine (ritratto,
appunto), il tutto nella solida ed essenziale cornice dei "lampi",
quegli squarci di luce che condensano in un bagliore le coordinate essenziali
per ogni autore. Né mancano le chicche: da segnalare, fra le liriche,
la splendida litània nel dialetto di Grado dedicata da Biagio Marin
alla memoria di Pasolini (El Critoleo del corpo fracassao), testo
quasi introvabile sugli scaffali delle librerie mentre, fra i disegni,
menzioneremo almeno lo schizzo a matita di Giotti raffigurante un umile
interno (Il pastrano di Giotti e il suo mobile, p. 89), oppure
l'Autoritratto di Pier Paolo Pasolini di p. 419. L'insieme che
ne risulta è allora più che mai un'opera collettiva nel
senso dell'esergo di Nelo Risi collocato in epigrafe al volume: "
perché
in definitiva è solo l'opera / che conta", da leggere però
insieme al verso di Montale posto in esergo alla Premessa: "Occorrono
troppe vite per farne una".
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