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.: Angelo Nalgeo Nese, Viandanti,
Edizioni Progetto Cultura 2003, Roma 2005, euro 10 :.

Viandanti
traccia un singolare parallelismo tra memoria e amore, unici immutabili
a poter riscattare l'uomo dall'insignificanza del tempo mortale.
Il percorso poetico di Nese si snoda attraverso sei capitoli, che parlano
di solitudine e frustrazione dell'uomo di fronte alla non coincidenza
tra la propria interiorità e il tempo "oggettivo", quello
scandito dalle stagioni e sul quale tutti sono chiamati convenzionalmente
a sincronizzarsi. Rievocando atmosfere e sapori struggenti, i "viandanti"
compiono un proustiano viaggio nella memoria, alla ricerca di un senso
dell'esistenza che renda giustizia del loro essere vincolati ai limiti
del tempo e del corpo.
Il verbo "ricordare" deriva dal termine latino "corcordis",
che significa "cuore". Non a caso, gli antichi romani credevano
che proprio il cuore fosse la sede della memoria. Nonostante sia passato
molto tempo da allora, e i progressi scientifici abbiano permesso di localizzare
in un'area precisa del sistema nervoso la capacità di ricordare,
è tuttora legittimo ricondurre all'affettività un meccanismo
che, soprattutto quando si volge a setacciare immagini di un passato remoto,
è dettato da un'intima nostalgia, da uno speranzoso "desiderio
del ritorno". Nel testo Viandanti, un componimento di poesie intercalate
da perle di sequenze narrative e riflessioni teoriche, l'autore Nese traccia
un parallelismo tra memoria e amore, unici immutabili a poter riscattare
l'uomo dall'insignificanza del tempo mortale. Il prosimetro, un genere
misto di prosa e versi, secondo una tradizione di cui il "De Consolatione
Philosophiae" di Severino Boezio è uno dei massimi esponenti,
ha avuto ampia fortuna nella letteratura italiana: basti citare la "Vita
Nova" di Dante e "L'Arcadia" di Sannazzaro.
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