.: José Ovejero, Donne che viaggiano da sole, Voland, Collana Intrecci, euro 13 :.



di Marina Calvaresi

Titolo fuorviante: undici racconti, non diari di viaggio strictu senso, non obbligatoriamente al femminile.
L'autore sviscera l'ormai datata e infinitamente vagliata tematica del viaggio ammantandola, talvolta banalmente, dell'abusata aurea metaforica di esplorazione della persona, di auscultazione di se stessi, di auto-indotto esilio dal proprio microcosmo nell'avida ricerca di altro, di famelica tensione a una diversità bramata ma ignota.
Un incipit claudicante, racconto appena abbozzato di una sprovveduta escursione in Madagascar, da poi vita a una seducente sequenza di episodi ove il viaggio assume tanto le sembianze di reale spostamento fisico in luoghi remoti quanto di iter emotivo - cerebrale dal potere trasformativo, artefice di nuova consapevolezza.
Le donne fungono da sistematico catalizzatore dell'azione, a volte sfacciate padrone delle dinamiche del racconto, a volte discrete astanti dinanzi a un'ingombrante presenza maschile.
L'anonima interprete tedesca che, in Senegal, si abbandona a un'improbabile relazione col cameriere del posto; la terrorizzante nottata in ostello di una coppia fragile ma audace; una comitiva improvvisata mossa ad un epilogo drammatico e impensato; lo stream of consciousness di una giovane figlia di diplomatici durante una annoiata avventura erotica in Colombia; la spiazzata capitolazione dinanzi al fascino di una "tanghera" da parte di una donna magari ardita ma con "troppa paura di essere ridicola"; l'incontro-scontro di un'emigrata clandestina con un gentiluomo madrileno; un teatrale e grottesco funerale presidiato da primedonne amiche di vecchia data; il terminale ammutinamento di un uomo quasi malcapitato alla vendetta per un torto subito da terzi.
Ovejero dipinge fisionomie in itinere, anime e corpi che apprendono di se stessi solo percorrendo il tracciato da lui descritto, che si scoprono a commettere azioni inedite attestando quanto utopica sia una definizione ultima di sé, per i quali dunque "viaggiare è come provarsi diverse vite per vedere quale ti stia meglio".

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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