.: Amos Oz, D'un tratto nel folto del bosco, Feltrinelli 2005, euro 10 :.




di Valeria De Mattei

Mati e Maya sono due ragazzini che abitano in uno strano villaggio isolato ai margini di una foresta misteriosa. Il villaggio nasconde un segreto, qualcosa di cui i grandi evitano di parlare, qualcosa che evitano persino di ricordare e che ha a che fare con il fatto che in tutto il villaggio non c'è un solo essere vivente che non sia umano: niente animali, di nessun tipo; né domestici, né selvatici; niente pesci nel fiumiciattolo che scorre nelle vicinanze, nemmeno una mosca o un grillo. Eppure si intuisce che non è sempre stato così, e anche i bambini capiscono che c'è qualcosa di sbagliato nel modo in cui gli adulti si ostinano a non volere affrontare le loro domande, nei loro tentativi di convincere e convincersi che gli animali non sono altro che una leggenda lontana. C'è qualcosa di inquietante e stonato nel comportamento della maestra Emanuela che si ostina ad insegnare ai bambini i versi degli animali, a portar loro dei disegni che li raffigurano; nell'abitudine della madre di Maya che la sera sparge briciole di pane; nel vecchio Almon che è ancora conosciuto come "il pescatore" e che ha nostalgia del suo fedele cane.
Inoltre il villaggio ha paura del buio e della foresta. Dopo il tramonto le porte e le finestre vengono sbarrate e nessuno può più uscire poiché il buio è pieno di cose che è meglio non incontrare e la notte è il regno di Nehi, il demone della foresta che con le tenebre si aggira per il villaggio per poi far ritorno nel suo castello da qualche parte sulle montagne. Chi si aggira nel suo territorio rischia di tornare ammalato di nitrillo, come Nimi, il bambino puledrino che ormai tutti evitano per paura di venire contagiati.
Mati e Maya però non si accontentano delle presunte spiegazioni che gli adulti danno loro e decidono di inoltrarsi nella foresta per svelare una volta per tutte i misteri che aleggiano sulla vita della piccola comunità.
Nella loro avventura verranno a conoscenza del segreto che il villaggio cela dietro il suo silenzio e scopriranno molte verità; verità amare, a volte persino crudeli ma al tempo stesso fondamentali.
D'un tratto nel folto del bosco è innanzi tutto una favola, e secondo la migliore tradizione favolistica, porta in sé un profondo significato. E' una favola della diversità e della difficoltà di rapportarsi ad essa, sia per chi è effettivamente diverso, magari affetto da uno strano morbo che si chiama nitrillo, sia per chi questa diversità la teme e per questo la isola, la emargina, la deride.
Amos Oz, con la sua consueta sensibilità, traccia un ampio quadro delle emozioni umane, prima fra tutte quella che esercita sull'uomo un effetto determinante modificandone il comportamento: la paura. La paura di questi adulti che per essa mentono e rifiutano di affrontare la propria colpa e che da essa sono indotti al disprezzo per chi è diverso; la paura, che in fin dei conti è un morbo più contagioso del nitrillo, e alla quale si opporranno due bambini, ancora immuni, con il loro coraggio di cercare e affrontare la verità, qualunque essa sia, con la speranza che porteranno con sé.
La speranza che un giorno anche i grandi possano capire che il disprezzo distrugge l'esistenza non solo di chi ne è l'oggetto ma anche di chi non riesce ad assumere un atteggiamento diverso, ma rimane prigioniero dei propri pregiudizi, della propria sterile pretesa di normalità.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.