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Felipe Benítez Reyes, Lo sposo del mondo, Fazi
Editore, 2004, euro 17,50 :.

di
Mario Bonaldi
Che cos'è il walterismo? Il walterismo è un sistema filosofico
un po' particolare, che si potrebbe riassumere - semplicisticamente -
con un "segui l'istinto". L'istinto in questione è il
desiderio sessuale, primordiale ossessione che fa levare gli uomini dal
letto, la mattina. Questo, almeno, secondo il pensiero del fondatore e
principale teorico del walterismo: Walter Arias, appunto, l'indimenticabile
sposo del mondo.
L'opera di Reyes, cinquecento e rotte pagine di epopea picaresca e improbabile
di Walter in giro per il mondo (Africa Americhe Europa e ancora Africa),
parte come un romanzo di formazione, o almeno questo sembra promettere,
salvo poi, con lo scorrere delle pagine, mutarsi in impietosa (candida?)
rappresentazione del degrado e della rovina del protagonista. Lo sposo
del mondo è un grandioso, barocco ciclo di affreschi, e racconta
l'intera vicenda di questo squinternato sposo, che vive per capirci qualcosa,
di questo mondo, e sconta sulla propria pelle - letteralmente! - la difficoltà
di tale impresa. Perché vivere è correre su un campo di
mine, e però, per questa corsa, si prova il sentimento contraddittorio
e ambiguo che si ha per un amore fatale.
Lo stile che tratteggia le mirabolanti avventure di Walter è sfarzoso,
lussureggiante, disponibile alla citazione erudita (numerosi - e spesso
ironici - i riferimenti ai grandi filosofi e a Freud) così come
al turpiloquio e alla situazione più scabrosa, pronto al gioco
linguistico e arguto come alle discese nei registri più bassi.
Ciò che colpisce di più, della prosa di Reyes, è
l'intelligenza che pervade ogni frase, assieme alla precisione semantica
e all'eleganza sintattica.
Se a tratti la verve affabulatoria del Walter-narratore può annoiare,
a causa del frequente rivolgersi al pubblico e addirittura imbonirlo,
è lo stesso Walter a screditare volontariamente (e ironicamente)
il proprio eloquio: talvolta, dopo un'immagine particolarmente evocatrice
e visionaria, "Entrate in questo sogno abitato da draghi e fate che
urinano smeraldi e topazi", compare un irresistibile "(?)",
e il gioco viene, almeno in parte, svelato.
Come vivere senza riuscire a capire un bel nulla, è il titolo del
romanzo autobiografico che Walter Arias inizia a scrivere e poi abbandona,
pentendosene. In chiusura di Lo sposo del mondo, quest'uomo in camicia
da notte che va incontro al proprio destino (anzi, a "Dmitri Grappelli",
così lo chiama), forse della vita ha capito davvero poco, e tuttavia
ha recitato (per noi) la sua parte nella commedia, nel bene e nel male.
Il lettore non arido non può che ricordarlo con affetto e gratitudine,
questo simpatico erotomane.
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