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.: Alessandro Riccioni, Il mare in
salita, Book Editore, euro 12:.

di
Azzurra D'Agostino
Questa
di Alessandro Riccioni è la quarta raccolta poetica; autore volutamente
fuori dai circuiti tradizionali delle scuole e delle sudditanze, porta avanti
un personale tracciato in maniera fedele e umile, mostrando così nell'attitudine
di uomo la base migliore per un impasto con l'arte. Conoscere gli ambienti
delle nicchie (siano esse poetiche, artistiche, editoriali o quant'altro) porta
con facilità su due strade opposte: il desiderio di rifugiarsi in esse,
o quello di rifuggirle in quanto chiuse, elitarie, quasi feudali nonostante i
mezzi di cui ci si può avvalere oggi (in effetti, l'idea di valvassori
che si affannano in blog supertecnologici per piacere ai vassalli può far
anche sorridere). Tutto questo Riccioni lo sfiora con la leggerezza ironica
di chi lungamente ha visto, letto, commentato e conosciuto; tanto che la sua attività
di poeta e scrittore è inscindibile da quella di grande animatore culturale
all'interno di tutte le comunità con cui ha a che fare. E ad ogni livello:
dalla curatela di importanti incontri con scrittori e poeti, alla lettura per
i bambini, nella fiducia verso la possibilità di una società basata
anche sulla condivisione di una passione artistica e culturale. E proprio da un'esperienza
come questa prende avvio la tematica, come dichiarato in prefazione dallo stesso
autore, del libro "Il mare in salita": dal fallimento di un'operazione
culturale collettiva e corale, della cui natura non molto ci è dato di
sapere se non quello che riguarda i segni veri e propri che il crollare di questa
esperienza hanno lasciato nel poeta e nell'uomo. Apprezzabile dunque innanzi
tutto la frontalità, che raggiunge i suoi picchi più alti nel dichiarare
amore alle cose della natura, alla vita misteriosissima e pulsante che popola
i boschi, i paesaggi, la terra che ci origina. "E questa terra ti è
dovuta/ le zolle cotte e l'erba/ più bella./ E tu, ancora/ abbracci nel
gioco/ il medesimo albero/ che bambino abbracciavi./ Eri tronco e radice/ eri
ramo e poi foglia/ eri figlio.// Da solo ridevi e pensavi/ che in mezzo a quel
verde/ nessuno si sbaglia." Ed è proprio nel legame con la natura,
e nell'offrire la propria voce per dirne la tenera presenza, millenaria, paziente,
che si toccano i punti lirici di maggiore intensità e di universale portata.
Non sempre questo accade nei componimenti più indirizzati, quelli più
propriamente legati dal filo rosso del rammarico e della rabbia verso le occasioni
sprecate e la fondante, come sembra a tratti, solitudine umana. Nel complesso
siamo comunque di fronte a una voce ponderata, indipendente, calibrata sul proprio
sentire e sull'ascolto sincero e aperto dell'altro. Tutti tratti rari, preziosi,
che la veste grafica curatissima della collana Tabula di Book Editore ha saputo
valorizzare al meglio.
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