.: Mario Ricotta, La mia santità, Edizioni Progetto Cultura 2003, Roma 2005, euro 12 :.


Molti artisti hanno vissuto la loro esperienza creativa non solo con il tormento della difficoltà psicologica, ma anche con la lacerazione che la malattia psichiatrica comporta. Diviene però a questo punto importante ricordare che quando si parla di "disturbo psicologico" ci si riferisce anzitutto alla presenza di un contrasto esistente tra le forze interne all'individuo e le forze esterne ad esso. Ebbene, il disagio vissuto e narrato da Ricotta scaturisce proprio da una forma di contrasto interiore, di fraintendimento dell'anima: non una "malattia", non un disturbo da inserirsi all'interno di una specifica cornice nosografica, m a una lenta e sofferta acquisizione di consapevolezza.
Sappiamo bene che ogni artista si mostra agli occhi della realtà con modalità soggettive, che destano spesso reazioni di turbamento e incredulità, di scandalo e terrore, e questo accade perché la sua interiorità è invasa da "aspetti-Ombra" che trovano poi il loro canale espressivo nella creazione artistica o nel conforto delle parole scritte. Ma con tali aspetti occorre avere u n dialogo o, almeno, un confronto. Con le parole dell'Autore:
'Ombra, tu, mia ombra, compagna inseparabile di tutti i momenti intensi della vita, nella solitudine e nel dolore, nella gioia e nella gloria, sottile eppure dilatata all'infinito.
Ombra, mio doppio che mi respira alle spalle, "con cui perennemente mi scontro, estranea e familiare ad un tempo! Oscurità della mia luce, luce che accende la mia oscurità, sotterranea e solare, tortuosa e limpida, mio limite e mio infinito, mio confine sconfinato. Male e bene fino alla morte, anche dopo la morte, perché tu sei la vita ma sei anche la morte. Da tempo non ti do più ascolto e tu non mi parli con la tua voce sussurrata".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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