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.: Gianluigi Schiavon, 50
minuti. L'inganno nel cassetto,
Giraldi 2005, euro 12,50 :.

di Franco Baldasso
"Nulla
ti cambia la vita come la morte. Buona questa." Non è la riflessione
ironica di un Epicuro postmoderno, ma è proprio un morto che parla.
E' Pietro Garrotti, il protagonista del romanzo d'esordio di Gianluigi
Schiavon. Non solo parla: vede, sente, ragiona, e anche soffre. Steso
nel salotto di casa sua dopo essersi suicidato cercando di ripercorrere
gli eventi salienti della propria vita. In questo aiutato da un suo collega
di lavoro, l'energumeno Vittorio, che il capo dell'"Immobiliare Case
Facili" dove Garrotti lavorava gli ha spedito a casa non spiegandosi
il ritardo di uno dei suoi agenti migliori. Vittorio è una specie
di "buttafuori" dell'azienda, da chiamare nei momenti più
difficili con i clienti. E visto il morto non si scompone, va a frugare
nei mobili e nei cassetti cercando di trovare cose utili per l'azienda,
aspettando che in quei 50 minuti arrivino medici e forze dell'ordine.
Riaffiorano così gli oggetti che come madelines riportano al presente
i ricordi di una vita. Di un tempo però, viste le oggettive condizioni
del nostro Garrotti-narratore, decisamente perduto.
Frugare nel passato diventa allora la cornice per una serie di racconti
spassosi e amari, prolungata commedia all'italiana con tutta una serie
di personaggi-macchiette sempre molto ben delineati: il mondo degli agenti
immobiliari, con truffe sotterfugi e le tipiche violenze di qualsiasi
ambiente lavorativo. La memoria rispolvera un amore adultero finito male,
i ricordi da bambino al circo, l'ossessione del tempo che permea quell'horror
vacui che la vita ti diventa attorno mentre passo passo non riesci più
a decidere la tua strada. Nelle mani ruvide di Vittorio gli oggetti della
vita di Garrotti non sono solo spunti per la narrazione ma anche occasioni
per digressioni a ruota libera sulla morte, sui compromessi della vita:
un'allegoria sempre brillante su tutti noi, che per stare insieme non
possiamo fare a meno di beffarci a vicenda. Chi vince allora? Di sicuro
non chi ha ripensamenti e chi si ferma, come il protagonista, che nell'indiavolata
farsa finale deve subire sul proprio corpo e sulla propria persona la
beffa più grande, la più magistrale mistificazione. Senza
ovviamente poter intervenire.
Ma la nota più rilevante del primo libro di Schiavon è la
voce narrante: sicura, ironica, sempre attenta. L'invenzione straniante
di un "morto che parla" ci porta a sospendere quel giudizio
sulla stessa morte che tutta una vita non sa confermare.
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