|

.: Eric-Emmanuel Schmitt, La mia storia
con Mozart, Edizioni e/o, 2005, libro+CD euro 19,50 :.
di Valeria
De Mattei
"E'
stato lui a cominciare lo scambio epistolare.
Avevo quindici anni. Un giorno mi ha mandato una musica che ha cambiato
la mia vita. O meglio, mi ha tenuto in vita. Senza quella musica sarei
morto.
Da allora gli scrivo spesso
Quando gli va, mi risponde
Ecco
il succo del nostro scambio: le mie lettere i suoi brani."
La mia
storia con Mozart più che una semplice storia è un'esplorazione
dell'interiorità, più che un semplice libro è un
passo verso la commistione e comunione armonica delle arti.
In un certo senso è anche un romanzo epistolare: dopo un breve
racconto, in prima persona, di come il protagonista sia stato salvato,
grazie alla musica di Mozart, dalle aspirazioni nichilistiche e suicide
della sua adolescenza, è strutturato come una raccolta delle lettere
che il protagonista scrive al compositore dai quindici ai quarantacinque
anni
e delle risposte di Mozart, che di tanto in tanto gli manda
i suoi brani, magari nei momenti più inaspettati. La lettura del
libro è associata all'ascolto di un cd contenente appunto queste
risposte, e l'esperienza risulta davvero coinvolgente.
L'orecchio esperto e lo stile raffinato di Schmitt ci guidano attraverso
le note del compositore austriaco fornendoci al tempo stesso nuovi mezzi
per la comprensione della musica ma soprattutto nuovi mezzi per la comprensione
dell'animo umano attraverso la musica.
Il protagonista si rivolge a Mozart, così distante nel tempo eppure
così vicino, come ad un confidente e ad un mentore e da lui riceve
sempre conforto; riceve le chiavi per leggere ed interpretare quelli che
sono i grandi temi e dilemmi dell'esistenza umana, la vita, la morte,
il senso della sofferenza e della felicità che germoglia non dall'inconsapevolezza,
ma proprio dalla presa di coscienza della mortalità e del dolore.
Veniamo così a scoprire che la vita si afferma non laddove i tormenti
che la travagliano siano negati, bensì quando essi siano accettati
come naturali. Siamo messi in contatto con una bellezza superiore, non
vuoto estetismo fine a se stesso, ma spinta vitale; non decadente negazione
- quale tutto il nostro secolo si è volto ad esaltare - ma provocatoria
affermazione di felicità.
Ancora una volta l'autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
e di Milarepa, riesce a coniugare abilmente le sue due nature,
di scrittore e di filosofo, dando vita ad una vicenda semplice e leggera
e al tempo stesso densa dei più profondi significati. Un'ulteriore
riprova di quanto lo stesso protagonista apprende attraverso l'insegnamento
mozartiano: che leggerezza e profondità non sono l'una l'opposto
dell'altra e che la semplicità - lungi dall'essere superficialità
- è spesso la miglior veste di cui possano adornarsi le verità
più importanti cui l'anima aspira.
|