|

.: Jorge Semprùn, Vivrò con
il suo nome, morirà con il mio, Einaudi, € 14
:.

di Franco Baldasso
A 60 anni
dalla Liberazione rileggere cos'è stato il dominio nazista dell'Europa.
Cosa sono stati i lager, cosa significava vita e morte per milioni di
europei devastati dall'orrore della guerra nazifascista. Leggere il libro
di memorie di Semprùn Vivrò con il suo nome, morirà
con il mio: molto di più che una delle tantissime rievocazioni
storiche del periodo, come ormai siamo abituati su Rete4. Come se quegli
anni fossero ormai lontani, irriproponibili, in qualche modo "mitici"
Semprùn, uno dei più autorevoli testimoni dei campi di concentramento.
Ha trascorso un anno a Buchenwald come internato politico. Nato a Madrid
nel 1923 si trasferisce presto a Parigi e vive la stagione splendida di
quando la capitale francese era il centro della cultura mondiale. Una
cultura cosmopolita, aperta alle differenze e agli scambi, senza però
indulgere ad un'età dell'oro che non è mai esistita. Semprùn
attraversa tutto il '900 con la sua narrazione: la guerra civile spagnola,
la Resistenza, il sogno comunista naufragato nella brutalità staliniana.
Fino a quando la cortina di ferro si spezza, e Semprùn può
riconsiderare tutta la sua esperienza, le grandi illusioni e i grandi
massacri del secolo da una prospettiva di amara distanza. La distanza
di chi ha partecipato e ha vissuto in prima persona la solidarietà,
le fedi politiche, la morte che dilaga. Il tutto condensato in una scrittura
instabile, dai forti salti temporali: Semprùn ricostruisce la sua
esperienza di internato politico nel lager confrontandola sempre con il
proprio presente e con il proprio passato, l'infanzia e la libertà
parigina e la clandestinità antifranchista che ha segnato la sua
vita, che ha continuato la guerra oltre la guerra.
Lo spunto della rievocazione nasce dal fatto centrale del suo internamento:
nel rigido inverno del 1944, la direzione centrale dei lager invia una
richiesta all'ufficio della Gestapo di Buchenwald: "è ancora
lì il deportato Jorge Semprùn, di anni venti, matricola
numero 44.904?" I comunisti prigionieri nel campo intercettano il
messaggio e decidono di nascondere il giovane dietro l'identità
di un altro detenuto agonizzante. Semprùn si salverà e potrà
raccontare l'inferno, ma a che prezzo?: "- Sei davvero fortunato!
E' una frase che mi hanno detto spesso in questi anni. Una constatazione
che mi hanno fatto più volte. In tutti i toni, anche con ostilità.
O con sfiducia. O con sospetto."
|