.: Sebastiano Vassalli, La morte di Marx e altri racconti, Einaudi, euro 16,50 :.




di Valeria De Mattei

Paradossale, postmoderna, sicuramente precisa nel colpire il suo bersaglio come poche raccolte di racconti riescono a fare, quest'ultima creazione di Vassalli lascia in un primo momento quasi spiazzati per la sua immediatezza, la sua diretta semplicità nell'andare subito, per così dire, "al nocciolo della questione".
La raccolta è articolata in tre sezioni e si apre con una breve introduzione, Ciao Kafka, che è una sorta di dichiarazione di intenti: si deve ormai documentare l'avvenuta mutazione (con riferimento proprio alla kafkiana Metamorfosi) dell'originario essere umano in automobilista, adeguatosi all'era del post- in tutte le sue abitudini e le sue esigenze; si deve definitivamente lasciare al passato la cosiddetta Modernità e i canoni, letterari e non, che la caratterizzavano. Non a caso Ciao Modernità sarà il titolo della breve conclusione della prima sezione di racconti, conclusione nella quale si documenta in modo maggiormente dettagliato la mutazione dell'uomo in mollusco semovente, poiché non si sposta senza il suo involucro metallico provvisto di ruote, e mollusco feroce.
La prima sezione è anche quella dal maggior impatto dal punto di vista emotivo-immaginifico. Più che di racconti si tratta di veri e propri flash, a volte agghiaccianti nella loro plausibilità, sprazzi di luce, istantanee che ritraggono singoli eventi, singole situazioni, brevi e concluse ma dalle implicazioni di una vastità sconcertante soprattutto se rapportate alla concisione con cui vengono espresse.
Nella seconda sezione i racconti sono più lunghi e, sempre attraverso vicende piuttosto particolari, vengono introdotti molti degli interrogativi ricorrenti dell'esistenza umana, come a voler significare che nemmeno l'era del post-, nemmeno l'aver superato tutto quello che sembrava esserci da superare, può risolvere o cancellare problematiche come la solitudine, il rapporto con il proprio passato, la propria infanzia, i propri ricordi, la politica, la religione.
La terza sezione è costruita in modo tale da creare una corrispondenza, riscontrabile senza essere forzata, con la prima. Anche qui si hanno dei ritratti, non di situazioni ma di personaggi; diverse immagini di umanità in cui prendono la parola, allo stesso modo, uno scrittore solitario e profondamente bisognoso di un legame affettivo e un detenuto del braccio della morte condannato per omicidio e pedofilia.
Quello che colpisce subito di questa raccolta è la sua profonda organicità, il suo essere omogenea e ben legata in tutte le sue parti. Non si avverte la sensazione di frammentazione o di incompiutezza che è un po' il rischio di questo tipo di impostazione. I racconti scorrono uno dopo l'altro come i capitoli di un romanzo, i personaggi cambiano, come in un grande affresco, ma sono tra loro legati e a volte addirittura intercambiabili nel ruolo di rappresentanti di un unico essere umano o post-umano, di un'unica condizione.
La morte di Marx e altri racconti rappresenta uno stacco, una svolta sotto diversi aspetti: stacco dichiarato dalla Modernità per la scelta di tematiche ed ambientazioni e svolta anche per quanto riguarda la dimensione più personale dell'autore che si impone uno stile diverso dai suoi precedenti romanzi: più asciutto, meno narrativo e più "metallico", intonato al guscio della sua nuova umanità mutante, in altre parole, anch'esso più postmoderno.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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