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.: Sebastiano Vassalli, L'taliano, Einaudi 2007, euro 14,50 :.

di Valeria De Mattei
Non è di sicuro un compito facile quello che si assume Sebastiano Vassalli cercando di dare una risposta ad una domanda che caratterizza, bene o male da sempre, la storia del nostro paese: chi è l’Italiano?
Una risposta sfaccettata ad una domanda talmente radicata da far sorgere il dubbio che il tratto caratterizzante dell’Italiano sia quello di interrogarsi sulla natura della propria appartenenza.
Proprio dalle parole dello scrittore (che a giugno, in corrispondenza della pubblicazione, aveva presentato il libro a Torino) apprendiamo come abbia avuto origine l’idea di questa insolita raccolta di racconti: la curiosità di trovare una definizione per la nostra identità nazionale risale ai tempi delle sue stimolanti conversazioni con Giulio Bollati e il loro discorso, ricordato con una punta di nostalgia, è di fatto rimasto in sospeso fino all’uscita di questo libro.
La struttura dell’opera è quella della “galleria di ritratti”: ogni racconto è la presentazione di un personaggio, realmente esistito (o esistente…), che ha avuto un ruolo in qualche modo importante per la storia d’Italia e che viene rappresentato in un momento particolarmente significativo e caratterizzante per l’immagine o le conseguenze che ne sono derivate.
Vediamo così avvicendarsi di fronte ai nostri occhi personaggi appartenenti ad epoche diverse, dall’ultimo doge di Venezia, costretto a girare in incognito per le vie di quella che una volta era la sua città, fino ad un non meglio esplicitato (ma ugualmente esplicitabile…) signor B., tra i quali incontriamo personalità note, come Francesco Crispi, o (relativamente) meno note, come Saverio Polito.
A dominare su tutta la raccolta è la sottile ironia del tono, ironia che regala un momento di vero e proprio spasso nei due brevi brani di cornice posti in apertura e in chiusura del testo, dove anche Dio stesso sembra messo in difficoltà dal compito di definire l’Italiano che per primo non sa di essere tale.
Ironia che Vassalli non abbandona mai neanche quando, di fronte ad una domanda – forse un po’ troppo seria – di un suo lettore su quale, secondo lui, sia effettivamente il tratto caratterizzante del nostro popolo, risponde con due aneddoti, sempre rigorosamente storici: solo noi Italiani potevamo correre incontro agli Americani, sbarcati in Sicilia alla fine della seconda guerra mondiale, gridando “arrivano gli Alleati!”; e solo noi Italiani potevamo riuscire a chiamare l’8 settembre un Armistizio…!
E forse è proprio questo che ci caratterizza, il saper parlare in ogni situazione, fermo restando il fatto che, come Vassalli stesso tiene a sottolineare, ognuno può trarre dalla raccolta la conclusione che più ritiene giusta…in fin dei conti lui si limita solo a scrivere delle storie

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