.: Gore Vidal, Duluth, Fazi 2007, euro 17,50 :.


La vita vera è nella televisione o nei romanzi?
Riproposto Duluth il conturbante romanzo di Gore Vidal

Gore Vidal è uno di quegli scrittori con cui bisogna stare sempre all'erta, aspettandosi la rivelazione, la battuta mordente, la critica impietosa di luoghi comuni consolidati dietro ogni singola parola. Dissacrante demistificatore del sogno americano, tra ricostruzione storica, satira del costume e della politica stelleestrisce, libro dopo libro Vidal costruisce una vero e proprio affresco iperreale e allo stesso tempo fantastico, allegorico della nostra vita contemporanea. Duluth, il romanzo riproposto in questi giorni dalla casa editrice Fazi di Roma nella nuova traduzione di Alberto Cellotto, per stessa ammissione dell'autore è uno dei capitoli fondamentali dell'intrigante saga odierna raccontata da Gore Vidal. Forse non tutti ricordano che Duluth è la città natale di Bob Dylan, ma dopo la lettura dell'esilerante romanzo la stessa città diventa il luogo per eccellenza dell'ambiguità. Duluth è allo stesso tempo una città degli Stati Uniti, un serial televisivo, un luogo in cui vengono meno le coordinate narrative del tempo e dello spazio. A Duluth si incrociano, fra gli altri una ridda incredibile di personaggi a noi lontani e allo stesso tempo vicinissimi, una donna tenente bionda e procace, un terrorista azteco, un sindaco corrotto, un giornalista che fa da ghost writer alla donna più mondana della città, un redivivo Napoleone "flagello d'Europa" e persino un manipolo di extraterrestri. Personaggi che si ritrovano catapultati dentro a serial televisivi o a romanzi d'appendice, e che infine si scopriranno provenienti da un'originale banca dati che contiene tutte le trame della letteratura mondiale. Realtà o finzione? Vidal non scioglie la matassa di questo Truman Show ante litteram, e consegna al lettore una visione carnevalesca, conturbante, vivacissima della nostra stessa esperienza di tutti i giorni, attraverso lo specchio straniante della provincia americana. Se ne accorse, all'uscita del romanzo, Italo Calvino che ne ammirò subito la complessità narrativa e la dilagante comicità.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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