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Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum Fax,
2005, euro 12,50 :.

di
Azzurra D'Agostino
Una delle
ultime uscite della casa editrice romana ci riporta agli inizi del '900
attraverso la voce lucida e personale di una tra le scrittrici forse più
"manipolate" dell'intera storia della letteratura. A seconda
della chiave di lettura, abbiamo una Virginia Woolf ultrafemminista, oppure
geniale fino a sfiorare la pazzia (basti pensare al suo ritratto bislacco
in The Hours, prima libro di M. Cunningham poi film), oppure ancora
lesbica semi-dichiarata, avanguardista aristocratica in lotta/combutta
con Joyce eccetera eccetera eccetera. La verità non è possibile
stabilirla, né forse è davvero rilevante o interessante
per noi posteri, ai quali è stato tramandato un lascito critico
e creativo rilevante, e che (forse) sarebbe ben più prolifico e
saggio leggere privati da quegli schermi e schemi preconcetti che vogliono
tirare l'autrice da una parte o dall'altra. I diari, in particolare, sono
forse i luoghi meno sinceri in cui "scoprire" davvero qualcuno,
ma in questo, selezionato dal marito Leonard, c'è di buono che
l'angolatura scelta è quella, innanzi tutto, dell'artista. Nessun
dettaglio piccante, insomma, nessun segreto invadente da leggere tra le
righe; si tratta di brani estratti da decenni di interminabili diari scritti
meticolosamente dall'autrice inglese, estratti che sono stati scelti in
base ad una semplice regola: che si parli di letteratura, di poetica,
di libri.
Questo, per chi ama la voce di una originale saggista e artista, è
quanto basta; ed è piacevole scorrere anche le vicende dei suoi
contemporanei (sempre da un punto di vista letterario), come E.M. Forster
(che pensava, appena scritto, che Passaggio in India sarebbe stato
un fiasco), o Eliot, o tutta una serie di personaggi a cavallo tra l'era
vittoriana e quella nucleare, ritratti nell'ora del tè a parlare
di libri o di politica. E ancora: lo snocciolarsi dei romanzi scritti
dalla Woolf, la descrizione dettagliata di come le rimestassero dentro,
come si facessero questioni di massima urgenza, come ne controllasse tutte
le critiche sul Times o sul Literary Support, come tenesse
i conti delle vendite
il retrobottega di una scrittrice, coi suoi
dubbi, le sue paure, la sua capacità di percepire e vivere il mondo
con una sensibilità fuori dall'ordinario (e resa come sempre, anche
in un diario, anche in traduzione, con una prosa leggera e avvolgente,
come una nebbia sottile che impreziosisce il paesaggio). La fatica, anche;
la fatica di tutto questo, di quanto il lavoro fosse meticoloso, programmatico,
come un estremo e costante tentativo di arginare o imbrigliare la creatività
e la tensione creativa in tabelle di marcia, orari, previsioni del giorno
esatto in cui concludere le bozze, dare alle stampe, aspettare le prime
critiche, i giudizi degli amici, i resoconti dei librai
il tutto
con un sapore molto quotidiano, spalleggiato da una necessità di
approvazione naturale per qualunque persona che si dia in pasto agli altri
attraverso una propria opera. La galleria dei ritratti degli amici è
pungente e mostra tutto l'acume, spesso divertente, di una scrittrice
la cui vita viene sempre lugubremente in un qualche modo collegata alla
morte; ma persino le considerazioni sul "male di vivere" e le
sue fatiche risultano invece qui lucidissime riflessioni per nulla fanatiche
o "folli"
insomma liberiamo Virginia Woolf dalla sua icona
e godiamoci i suoi bei saggi critici, i suoi romanzi, le sue analisi sulla
letteratura per come li ha scritti, ossia ben oltre e ben aldilà
del mito a cui la sua stessa figura è stato ridotto. Sarà
un viaggio molto più affascinante (e questi diari ne sono un preludio
e un assaggio).
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