.: Zadie Smith, Della Bellezza, Mondadori, 2006, euro 19,00 :.


di Giorgia Iazzetta

Il tempo è come trascorri il tuo amore
Della bellezza. La bellezza di un quadro di Rembrandt. La bellezza di un incontro casuale di tre fratelli alla stessa fermata della metropolitana in una grande città. La bellezza di un'amicizia tra due donne al di sopra delle convenzioni, mogli di due irriducibili nemici. La bellezza della carne che in abbondanza sta sul corpo di Kiki, donna vigorosa e sensuale di origini afroamericane. Quante cose possono deteriorare la bellezza? Un tradimento senza passione dopo trent'anni di matrimonio, un insegnamento universitario dove il moralismo delle parole cozza con il comportamento opposto, il buonismo di certi programmi di integrazione che sfociano solo in continue umiliazioni per le minoranze. Riflessioni che come colpi di accetta si dipanano nel romanzo Della bellezza, di Zadie Smith, la scrittrice londinese poco più che trentenne che ha colpito fortemente la critica con il suo libro di esordio Denti Bianchi (2000). Come allora il multiculturalismo è il tema dominante del suo ultimo lavoro. In questa vicenda tutto inizia con la rivalità tra due docenti universitari, Howard Belsey, bianco e liberal, e Monty Kipps, nero e conservatore. Le loro famiglie britanniche si incontrano in America, nel New England. Ai figli dei Belsey toccano le maggiori difficoltà: a Zora non piace il suo corpo, Jerome fatica ad esprimere la fede in una famiglia che non lo incoraggia, Levi non si senta abbastanza 'nero' per la sua personale battaglia per i diritti dei 'fratelli'.
Ma se nel colore della pelle tanto si gioca in queste pagine, le parti più belle del libro stanno negli incontri, nella tessitura dell'intreccio narrativo, nella capacità di questa scrittrice di incollare il lettore alla pagina successiva: i segreti vengono sempre al pettine, anche a distanza di anni, e ogni personaggio non è mai abbandonato a se stesso, ma seguito verso una deriva, un destino collettivo, una sorta di deflagrazione finale, tra lacrime e scoperte clamorose.
Nello stile di Zadie Smith c'è tanto di E.M Forster, a cui la scrittrice si rivolge con chiari omaggi, uno scambio di lettori cd, per esempio, e molte altre sottili citazioni. Altro nume tutelare del romanzo è il poeta Nick Laird che in un verso condensa il filo rosso del libro: ai belli non vengono risparmiate ferite. E mentre uomini giocano a fare i ragazzini, andando a letto con studentesse e punzecchiandosi in noiose dispute accademiche, due donne creano un legame inossidabile grazie al dono di un quadro haitiano. Kiki forse sarà ancora presente per un marito-bambino, senza essere rimasta ferma ad aspettare, mentre Carlene, la moglie di Monty, si lascerà morire senza parlare a nessuno della sua malattia, per andarsene leggera, quasi in sordina, destinata in realtà a creare più caos da morta che da viva. Nel romanzo la bellezza poco wildianamente si incontra con l'etica, perché "il tempo è come trascorri il tuo amore", ci insegna l'autrice, prendendo a prestito le parole di una poesia niente di meno che del marito.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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