.: M. Maldonato (a cura di), L'universo della mente, Meltemi, € 13 :.


di A. Cellotto

Un’agile ed ennesima introduzione alle neuroscienze? No, di questa forse non c’era proprio bisogno nel panorama editoriale attuale. Il tema è spesso all’ordine del giorno, si moltiplicano volumi e collane dedicate ai temi del rapporto tra mente e cervello, allo studio dei meccanismi biologici alla base del funzionamento cerebrale e il tutto è sovente applicato con eclettismo talvolta imbarazzante ai più disparati ambiti disciplinari. Non è infatti così scontato il come si debba provare a parlare o scrivere, ad esempio, di arte e cervello e, se escludiamo i pochi importanti testi di Zeki, Maffei o Kemp, dobbiamo dire che non molta strada s’è percorsa su questo fronte.
Questo libro fresco di stampa e scritto a più mani, per la cura dello psichiatra e studioso Mauro Maldonato (professore associato all’Università della Basilicata e con un curriculum dal respiro interdisciplinare e internazionale), è invece un volume intenzionato a creare un dibattito più ampio di quello che ha già trovato modo di installarsi in contesti istituzionali e lo fa partendo dalla sua stessa struttura. Ospita infatti contributi di taglio ed esperienza differente sul rapporto mente-cervello, un rapporto sul quale continueranno ad affacciarsi per molto tempo dati sperimentali e interrogativi ai quali sarà difficile dare una risposta e interpretazione netta, forse anche a causa della carenza (mancanza?) di categorie e concetti chiari e condivisi da tutti gli attori, filosofi e psicanalisti, neuroscienziati e scienziati cognitivi, logici-matematici e linguisti.
Il Settecento è il secolo dove il proficuo dialogo, confronto e – perché no? – persino l’utile sorveglianza tra scienza e filosofia s’è interrotta. Possiamo rifarci anche gli studi di Sergio Moravia che ricostruiscono il dibattito scientifico settecentesco e che portano poi al “mind-body problem”. Scienza e filosofia condividono il problema del rapporto mente-corpo e questa è già una ragione bastevole per battersi affinché questo dialogo sia sempre più ricercato. Ecco allora che nel libro trovano spazio interventi che tendono a rendere giustizia alla complessità ormai conclamata del cervello: Edoardo e Francesco Boncinelli (La nuova scienza della mente), Mario Maj (La depressione: che cos’è, come nasce, come si affronta), Giuseppe Mininni (La mente come orizzonte di senso), Alberto Oliverio (La mente e il cervello) e l’intervento conclusivo del curatore intitolato Dal neurone alla coscienza: per una neuroscienza dell’esperienza. Sullo sfondo di questi ragionamenti, ospiti impliciti, i grandi degli ultimi decenni, da Jean-Pierre Changeux (l’autore de L’uomo neuronale) al pensiero di G. M. Edelman, il quale, con il suo darwinismo neurale (1987) ha aperto una nuova stagione di studi e dibattiti sulla mente i quali hanno contribuito ad allontanare l’immagine di un cervello calcolatore dotato di circuiti predisposti da un programma genetico che sostanzia una volta per tutte il cervello e il suo sviluppo. Una prospettiva nella quale anche questo volume si colloca, proponendo a sua volta dei ragionamenti nuovi per il lettore italiano


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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