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Andrea Zanzotto, Eterna riabilitazione da un trauma di cui s’ignora la natura, Nottetempo :.
di Alberto Cellotto




Torna un libro di Andrea Zanzotto e già questo dovrebbe far discutere. Invece, a qualche settimana dall’uscita, è doveroso registrare una sin troppo tiepida reazione nei confronti di questo interessantissimo libricino, non tanto diversa da quella che ha accompagnato il suo ultimo importante libro di poesia, Sovrimpressioni, che nel 2001 inaugurò la nuova veste della collana Lo Specchio di Mondadori. Il libro in questione esce per la vivace collana Gransassi di Nottetempo, versione “extra large” dei Sassi dell’editore romano, libri di piccolo formato e prezzo che hanno saputo “gettare” nell’acqua talvolta stagnante dell’editoria italiana racconti e idee nuove. Non a caso, lo spunto per questo libro nasce dal Sasso di Gianfranco Bettin, Il clima è fuori dai gangheri. Guidato nella conversazione da Laura Barile e Ginevra Bompiani, Andrea Zanzotto dà vita ad un libro-intervista che raccoglie pensieri pressanti su tematiche legate per l’appunto al clima e alle sue alterazioni, al progressivo accanimento distruttivo dell’uomo nei confronti di quel donativo che è il paesaggio, alla poesia propria e altrui, alla psicanalisi, alla sofferenza e alla cura. Da tempo il lessico della medicina aveva fatto la sua massiccia comparsa nella poesia di Zanzotto. In questo volumetto, denso e ricco di spunti, il poeta di Pieve di Soligo recupera sin dal titolo vocaboli intimamente collegati come trauma-riabilitazione, per introdurci, in realtà, ai diversi “traumi” di cui ci parlerà nelle due interviste e alle diverse forme di riabilitazione che succedono a questi traumi.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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