.: Nadeem Aslam, Mappe per amanti smarriti, Feltrinelli, 2004 :.

di Nadia Pasqual

Mappe per amanti smarriti è opera matura del giovane autore Nadeem Aslam, nato in Pakistan nel 1966 e trasferitosi in Inghilterra all'età di quattordici anni. L'incontro-scontro con la nuova realtà è forte e segna sia la sua identità che la sua scrittura. Aslam fino a quel momento non si era reso conto di essere un "paki" da guardare dall'alto in basso. La sua nuova vita lo obbliga a confrontarsi criticamente sia con la società inglese, nella quale si integra senza perdere le sue radici culturali, sia con la comunità di immigrati del subcontinente indiano, nella quale ignoranza, bigottismo e pregiudizi culturali impediscono la piena integrazione con "i bianchi", guardati a loro volta con sospetto e disprezzo.
Iniziato nel 1993, subito dopo la pubblicazione di Season of the rainbirds, il suo primo romanzo, Mappe per amanti smarriti ha richiesto undici anni e mezzo di dedizione completa da parte di Aslam, che ha visto momenti difficili a causa delle precarie condizioni economiche in cui viveva, ma si è fatto assorbire a tal punto dalla scrittura, da trascorrere mesi interi senza mai uscire di casa, intento solo a fare ricerche e a scrivere. Il risultato è un libro denso, da leggere lentamente per gustare la qualità poetica della scrittura, ricchissima di fantasiose e raffinate immagini, metafore, similitudini e descrizioni minuziose che fanno fermare l'attenzione sul dettaglio e sospendono ipnoticamente il tempo per concentrarsi sul presente.
E' un romanzo multi-strato con diversi livelli di lettura. La trama, per cominciare, è quella di un libro giallo. La storia inizia con l'inverno inglese che imbianca di neve il paese immaginario di Dasht-e-Tanhaii, scosso dalla scomparsa di due amanti, Jugnu e Chanda, avvenuta quasi cinque mesi prima. La polizia sospetta che i due, rei di avere disonorato l'intera comunità pachistana convivendo senza essere sposati, siano stati assassinati dai fratelli di lei, che vengono arrestati. Ma non è il crimine che interessa allo scrittore, quanto l'impatto che l'avvenimento avrà sulle vite delle persone che ruotano intorno alla coppia. Il racconto si svolge in un anno, suddiviso in quattro stagioni, durante il quale scopriamo la vita della comunità pachistana attraverso la voce dei personaggi stessi.
E' un romanzo multi-voce nel quale ogni personaggio è ben caratterizzato ed esprime il proprio punto di vista. Per fare questo, Aslam ha impiegato circa quattro anni a scrivere biografie di cento pagine per ciascuno dei personaggi principali. Il libro si apre con il punto di vista di Shamas, fratello di Jugnu, un personaggio complesso e pieno di contraddizioni che lo rendono profondamente umano. Shamas, fuggito in Inghilterra per scampare alle persecuzioni del governo pachistano contro i comunisti, è un musulmano che apprezza la laicità e la libertà di parola del paese ospite, un poeta sognatore che sa come utilizzare concretamente le istituzioni e le leggi inglesi per aiutare i suoi connazionali con pratiche questioni burocratiche. Condivide molte delle loro problematiche e comprende i loro sentimenti, ma è anche molto critico verso certe assurde regole sociali e religiose, alle quali tuttavia non si ribella apertamente per non ferire la moglie e perché è fondamentalmente un osservatore tollerante della realtà che lo circonda, come il fratello Jugnu.
Il personaggio più controverso è probabilmente Kaukab, moglie di Shamas, che per certi aspetti può essere considerata l'emblema dell'immigrato che non si integra, una donna ignorante e bigotta che rimane rigidamente attaccata ai precetti della fede islamica ed alle tradizioni pachistane anche a costo di perdere i suoi figli. Infatti, dopo decenni trascorsi in Inghilterra, Kaukab è piena di paure, non parla inglese, non sa cosa ci sia al di là del suo quartiere e non sa come comportarsi con gli estranei, è diffidente nei confronti dei bianchi, che considera spregevoli e ostili. Kaukab però è anche madre affettuosa, moglie devota e donna sensibile, capace di sentimenti e debolezze profondamente umani, che ne fanno un personaggio a volte commovente, come quando telefona al figlio minore, che non vuole parlarle, per ascoltare la sua voce registrata nella segreteria telefonica.
Il libro in qualche modo è anche un'indagine sociologica sulla realtà delle comunità di immigrati pachistani, sul loro background culturale e sul loro paese d'origine, condotta da un insider, con il supporto di dati storici, geografici e statistici inseriti nel testo, che denuncia i delitti d'onore, la violenza familiare, le ingiustizie sulle donne, la crudeltà dei matrimoni combinati, l'ipocrisia e l'omertà di un'intera comunità ottusamente attaccata ad antichi ed assurdi precetti che non hanno alcun senso nella società moderna e nella realtà inglese in particolare. Esempio ne sono i tre figli di Kaukab, allontanatisi da casa per sfuggire all'integralismo religioso della madre, ai ricatti morali della famiglia ed agli obblighi sociali della comunità islamica. Attraverso le loro storie, il romanzo racconta il conflitto interiore delle nuove generazioni di immigrati divisi tra l'ubbidienza alla famiglia e alle tradizioni comunitarie da una parte, ed il tentativo di integrarsi, di essere uguali ai loro coetanei bianchi e di partecipare alla loro vita moderna e indipendente, dall'altra. Attraverso Mah-Jabin, il suo rapporto con la madre e la ribellione al suo destino di moglie maltrattata e sottomessa in Pakistan, scopriamo tutte le costrizioni assurde e crudeli alle quali una donna musulmana deve sottostare per essere considerata una buona figlia, moglie e madre. Senza essere per questo al riparo da maltrattamenti e ingiustizie da subire in silenzio per non provocare le ire del marito e per non disonorare la famiglia. Altro esempio della controversa condizione femminile nella comunità pachistana è la bella Suraya, spedita in Pakistan per il matrimonio combinato dalla mediatrice, ripudiata per errore dal marito una notte che era ubriaco e costretta a cercare qualcuno che la sposi temporaneamente per poter tornare dal figlio trattenuto dal marito, il quale secondo la legge islamica può riprenderla con se solo dopo che lei avrà divorziato da un altro. Suraya si interroga sulla giustizia di simili leggi che mettono alla prova la sua fede, ma non osa metterle in discussione e anzi, come Kaukab, si scandalizza per le parole irriverenti di Shamas, che critica apertamente l'Islam. Shamas e Suraya, Jugnu e Chanda e tutte le coppie contrastate che incontriamo nel libro, sono amanti smarriti in una realtà violenta e assurda, dominata da una rigida morale religiosa.
Questo è anche un libro di denuncia politica e sociale contro le ingiustizie prodotte dal colonialismo inglese e dai giochi di potere dei governi. Soprattutto, la storia e le vicende politiche sono viste nelle tristi conseguenze che hanno sulla vita della gente. Il lettore viene coinvolto nella violenza che il Subcontinente ha vissuto con la dominazione inglese, la Partizione del 1947, i conflitti interni al Pakistan, le guerre con l'India. Il confine artificiale tra India e Pakistan è definito un "muro che taglia inesorabilmente a metà l'Asia intera" e divide migliaia di famiglie, ma "i loro sentimenti contano meno degli ideali nazionalisti". Del suo paese e della sua gente dice Aslam: "Il Pakistan è un paese povero, una terra aspra e disastrosamente ingiusta, la cui storia è un libro che trabocca di tristi vicende, la vita una tribolazione se non una punizione per la maggior parte di chi ci è nato: milioni dei suoi figli e figlie sono riusciti a trovare punti d'appoggio sparsi su tutto il globo nella loro ricerca di sostentamento e di una parvenza di dignità." Si arriva cosi a capire come l'unica cosa che li unisce, oltre alla nostalgia per la patria idealizzata, sia l'attaccamento rigido ai valori morali e alle convenzioni sociali della religione islamica, in una sorta di resistenza alla dissoluzione della loro identità culturale in un Occidente deviato e senza dio.

Mappe per amanti smarriti è un libro che spazia in diversi campi del sapere e nel quale anche i sensi vengono messi in gioco. Celebra con perizia di studioso la flora e la fauna, non solo britannici e pachistani, nominando infinite specie di piante, alberi, fiori e insetti. Farfalle di tutte le specie colorano le pagine del libro e fiori di ogni tipo profumano le vicende dei personaggi. Bellissimo è il modo in cui viene definito il jazz, che Kiran e suo padre fanno conoscere agli altri immigrati, con l'ascolto di "musicisti che sembravano conoscere l'arte di mescolare nelle note tutto ciò che la vita contiene, la verità vera, l'innegabile ultima parola, il nucleo più recondito di tutto ciò che in un cuore è insostenibilmente doloroso e tutto ciò che è gioioso, tutto ciò che è amato e tutto ciò che è degno d'amore ma ne viene privato, ingannato e sbugiardato, gli inconcepibili abissi dell'anima dove nessun altro può reggere allo struggimento e che pochi hanno il coraggio di scandagliare, le pene e la rabbia incontestabile". Anche il palato viene sollecitato in continuazione dalle descrizioni dettagliate di cibi, spezie e ricette. Infine, la sensualità, pur costretta nei rigidi e peccaminosi precetti islamici, punita con delitti d'onore e combattuta con esorcismi disumani, esplode continuamente come un'energia incontenibile ed incontrollabile nelle attrazioni represse, nei fugaci incontri di amanti segreti, nell'amore adulterino di Shamas.

In conclusione, pur analizzando la comunità indo-pakistana ed il profondo conflitto che si genera quando i suoi valori culturali e le sue convenzioni sociali si scontrano con la società inglese che li ospita, ma non li accoglie, Mappe per amanti smarriti non è solo un quadro che dipinge la difficile vita degli immigrati islamici in un paese occidentale. E' un romanzo complesso che riesce a comprendere in sé infinite contraddizioni: ingiustizia, crudeltà ed ignoranza, ma anche bellezza, poesia e natura, trasformandosi in un luogo magico e allo stesso tempo reale, come la vita, dove tutto il dolore sarebbe in ogni momento riscattabile dall'amore, se solo l'umanità ci credesse come Aslam, che costella il suo racconto di indizi per consentire a noi amanti smarriti di ritrovarci.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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